Conoscere la Natura per ritrarla: intervista a Marco Preziosi

La Natura è stata indubbiamente la prima musa ispiratrice per i paleo-artisti e continua ad essere una fonte inesauribile di idee, colori e forme per tutti gli artisti di oggi. Quando il talento artistico si fonde con lo spirito di osservazione scientifica, ecco che dal foglio emerge l’illustrazione naturalistica. In attesa del corso di disegno naturalistico dal vero “IMPRONTE” che abbiamo organizzato per il 22-23-24 Maggio 2015 (qui il programma) abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchiere con colui che vi insegnerà a osservare e ritrarre quegli scorci di natura che spesso ci incantano. Lui è Marco Preziosi, classe 1972, straordinario illustratore naturalistico (e inevitabilmente anche un po’ naturalista) che collabora, oltre che con il WWF, con innumerevoli enti parco, riviste scientifiche e realtà operanti nel settore della divulgazione scientifica.


Passer Italiae - Marco preziosi

  • Ciao Marco e benvenuto su IMAGOblog! Raccontaci un po’ di te, cosa ti piace, cosa ti appassiona, quando ti sei avvicinato all’illustrazione naturalistica e cosa ha fatto scattare in te la passione per questa disciplina?


Mi sono avvicinato al disegno naturalistico poco più di venti anni fa. Sono sempre stato il classico bambino appassionato di natura, animali, e di disegno. E come succede alla maggior parte dei ragazzi/ni ho smesso di disegnare e dipingere a sedici anni, e sono stato anche bravo perché molti mollano molto prima. Tanti non riprendono mai più a farlo a meno che non frequentino scuole specifiche, io sono autodidatta e la mia vera fortuna è stata entrare nel WWF come volontario e attivista, e così, cominciando a conoscere, frequentare, vivere e toccare la natura ho anche scoperto che potevo unire le mie due “vecchie” passioni. Cioè c’era gente che disegnava animali! E i libri su cui cercavo di capirci qualcosa su che caspita di animali avevo davanti erano… disegnati!! E quelli che disegnavano i libri facevano anche quadri belli da togliere il fiato. Così ho ripreso la matita e i colori dopo otto anni e ho ricominciato con i primi scarabocchi, che a riguardarli oggi, insomma, se ce l’ho fatta io…Sono la prova vivente che chiunque può disegnare, non è un “dono”.



  • Quali credi che siano le doti più importanti per un buon illustratore naturalistico? E quali gli strumenti indispensabili?



Sarebbe bello e facile rispondere pazienza, costanza, capacità di osservazione, ecc ecc, che nell’accezione comune sono ritenute doti vere e proprie, qualcosa di innato quindi, ma purtroppo non credo alle doti. Le mie passioni sono la natura, il disegno e la pittura ed in base a queste mie passioni ho sviluppato le mie “doti”, la mia convinzione è che i bravi illustratori naturalisti sono stati e sono sempre prima naturalisti e poi disegnatori. Quindi a questa domanda rispondo con entusiasmo: quello che serve è essere un naturalista! Conoscere, studiare, proteggere la propria musa ispiratrice, starci a contatto e cercare di capire il più possibile.

Mentre per la parte artistica del lavoro uno strumento davvero indispensabile è conoscere quello che fanno e hanno fatto gli altri artisti, come in tutti gli altri campi delle arti d’altronde. Non esiste o quasi un libro di “storia dell’arte naturalistica” che ti spieghi chi sono i colleghi, i maestri, da chi imparare, chi digerire e chi sputare via subito, quindi il lavoro va fatto da soli, bisogna studiare il linguaggio ed approfondire cosa dicono gli altri e come lo dicono, è fondamentale.


  • C’è tutta una filosofia dietro il disegno naturalistico dal vero sul campo, qual è il tuo approccio a riguardo?


Per come la vedo io la filosofia del disegno sul campo è molto pratica: matita, taccuino e disegnare ciò che si vede. Ed è l’unica via che è auspicabile e possibile per disegnare la natura, capisco che può essere un punto di vista un po’ estremo ma così è; per disegnare il corpo umano bisogna disegnarlo dal vero e ugualmente si dovrebbe andare a disegnare dal vero per imparare a disegnare la natura.


Inizialmente il disegno sul campo può essere anche frustrante rispetto al mettersi seduti comodi davanti ad un soggetto immobile o peggio, davanti ad una foto. Si passano ore senza capire nulla, apparentemente, poi la matita comincia ad andare da sola e ci si accorge che quello che si è fatto fino a quel momento è stato fondamentale ed insostituibile, e allora spariscono la fatica, il caldo, il freddo, la gamba che formicola ormai quasi priva di sensibilità…Benvenuti nel Nirvana del disegnatore naturalista.



  • Qual è, nella tua esperienza, l’aspetto più difficile da affrontare nel ritrarre un elemento naturale?

Ciò che crea più difficoltà è sicuramente l’estrema fugacità del soggetto, di qualsiasi soggetto, anche il più apparentemente collaborativo, come potrebbe essere una pianta (non sto parlano di natura morta), cambia colore in continuazione in base alla luce, quasi sempre molto più velocemente di quello che noi riusciamo a fermare sul foglio. Un animale poi oltre al colore cambia anche posizione, quando non vola, corre, scappa, salta. A guardare bene forse il problema più grande è la voglia di voler mettere la firma alla nostra personale e potenziale Gioconda, di poter arrivare a dire un soddisfattissimo “maestra, ho finito!” come si faceva a scuola, ma volendo disegnare la natura si prende quello che c’è, quando c’è, e se vola via si passa ad altro.


  • Dicci una meta ed una tecnica ideale per il tuo viaggio perfetto come illustratore naturalista.


Il viaggio perfetto è quello che sto per fare tra pochi giorni. In Scozia, su un’isola del Mare del Nord popolata solo ed esclusivamente da decine di migliaia di coppie di uccelli marini e da foche. Binocolo, cannocchiale, tanta carta e una scatola di acquerelli. Già l’ho provato tanti anni fa, garantito: questo per me è il paradiso.









  • Molti illustratori naturalistici del passato (mi viene in mente John Audubon ad esempio) erano anche studiosi di ciò che ritraevano. Qual è il tuo rapporto con le Scienze Naturali?


Come dicevo, il disegnatore naturalista è quasi sempre prima naturalista, con questo non dico che bisogna per forza laurearsi in scienze naturali ma bisogna conoscere e studiare il più possibile e porsi nell’atteggiamento mentale di chi vuole capire ed approfondire ciò che sta disegnando. L’arte naturalistica, per come la conosco io, è contemporanea e moderna e da noi più o meno nasce con la rivoluzione industriale, quando l’uomo occidentale comincia a perdere contatto con la natura, questa estraniazione permette di non concepire più la natura come qualcosa di ostile con cui fare i conti quotidianamente, ma diventa qualcosa di bello, da ammirare e, col passare degli anni, anche da proteggere. Chi disegnava per classificare le nuove specie comincia a fare quadri in cui la natura diventa Soggetto, non è più allegoria, sfondo o semplice contorno. L’uomo ha disegnato animali e piante da sempre, ma non certamente come fa un artista naturalista oggi. Più che dai grandi pittori del rinascimento o da chiunque altro abbia ritratto animali o piante io “discendo” dai disegnatori come Audubon, Bauer o dai tanti altri al seguito delle spedizioni scientifiche.

Upupa - Marco Preziosi


  • Alcuni pensano che, con l’avvento della fotografia, l’illustrazione naturalistica abbia perso la sua funzione. Cosa ne pensi a riguardo? Qual è, secondo te, il ruolo dell’illustrazione naturalistica oggi?


La cosa che mi ha affascinato all’inizio del mio percorso sono stati i libri con i disegni, oggi è ancora così, anche se è arrivata la fotografia digitale i manuali di riconoscimento e le guide sono ancora per lo più illustrati, chi disegna ha il compito di mediare e raccontare la scienza con un linguaggio piacevole, comprensibile e soprattutto chiaro (magari anche fino ad arrivare a far emozionare): questo con la fotografia è possibile solo in pochi casi perché il disegno permette di focalizzare l’attenzione esclusivamente sui particolari oppure, viceversa, ancora più importante, riassumere il tutto.



  • Qual è il tuo consiglio per un giovane che voglia avvicinarsi a questa disciplina?


Consiglierei di prendersi subito la parte più divertente del lavoro, che a questo punto si sarà capito qual è, ma lo ripeto: stare a contatto con il soggetto ed imparare dalla natura. Dalle foto si impara poco, sono senz’altro utili per il lavoro quotidiano di illustrazione, come referenze, ma per riprodurre una foto non occorre nemmeno saper disegnare, basta qualche regoletta e tanta pazienza, tanto l’inquadratura, le forme, i colori, le luci e le ombre sono già stati decisi da qualcun altro (ah, e attenzione al diritto d’autore..). Per innamorarsi davvero del disegno della natura è più utile sedersi in un prato osservando e disegnando la prima cosa che ci capita sott' occhio.

Lupus Italicus - Marco Preziosi

Bene, dunque, noi siamo prontissimi! Se volete unirvi a noi, il weekend del 22-23-24 Maggio saremo all'Agriturismo del Cimone, immersi nella

Natura e nei suoi colori, pronti a dare il nostro meglio per mettere a frutto gli insegnamenti di Marco e portarne un po' con noi, ritraendola sui nostri sketchbook. Info e iscrizioni: info@imagoblu.com

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