Di Timbri, inchiostri e assalti nel Far West: intervista alle ragazze di Studio Arturo

Diamo il benvenuto oggi a Bernadette, Cecilia ed Elena, alias Studio Arturo, uno studio nato nel 2008 a Roma che si occupa di illustrazione, grafica, incisione calcografica e stampa artigianale.


Studio Arturo ha sede a Milano e a Roma, ma il weekend del 27 e 28 Giugno una sua piccola delegazione, nei panni di Cecilia Campironi, sarà a Bologna per svelare tutti i segreti della creazione di timbri artigianali tutti i partecipanti del corso “Timbri E-Motivi” di IMAGOblu.


Nell’attesa, le abbiamo intercettate per voi per quest’intervista, per sbirciare un po’ dietro le quinte del loro laboratorio di incisione e stampa.


  • Ciao ragazze! Eccoci qui, prima di tutto, presentatevi un po’ raccontateci di voi, cosa vi piace, cosa vi appassiona, qual è il percorso, formativo e personale, che vi ha portate a scegliere proprio l’incisione sperimentale come mezzo di comunicazione?


Ciao! Noi siamo Cecilia, Elena e Bernadette veniamo rispettivamente da Roma, Lecce e Louvain-la-Neuve, una piccola cittadina del Belgio. Tutte viviamo sotto il segno di Studio Arturo.

Siamo tre ragazze completamente diverse ma tempo ormai 8 anni fa, decidemmo che finito il nostro percorso di studi ci saremmo unite per lavorare, giocare, trovare idee e poi cambiarle, tutte insieme.

Ancora prima di trovare 4 mura che contenessero il nostro gruppo è arrivato il torchio che è stato il primo strumento con cui abbiamo potuto unire il nostro lavoro e che poi ci ha accompagnate durante tutto il nostro percorso creativo. In qualche modo è stato lui a sceglierci.


Ognuna di noi aveva il proprio rapporto personale con l’incisione.

Bernadette già era una brava maestra, avendo praticato la tecnica fin dal liceo (ah il Belgio!). Elena partiva da una collezione di timbri.

Io ho conosciuto la tecnica durante i miei studi e me ne sono innamorata grazie ad Arturo e le mie amiche.


Ora ognuna ha elaborato il suo approccio personale, pulito o disordinato, studiato o casuale ma sempre all’insegna della sperimentazione. E quindi eccoci qui.


  • Lavorate in uno studio di tre ragazze, come ci si trova, quali sono i pro e i contro del lavoro condiviso e qual’è la specialità di ognuna di voi?


Per i primi anni abbiamo lavorato a stretto contatto, condividendo uno spazio e ricavandone tutti i benefici ma anche le fatiche che comporta mantenere un luogo condiviso.

Il primo grande vantaggio è stato quello di fare il salto scuola-lavoro insieme (cosa che consigliamo

a tutti quelli che iniziano un mestiere creativo). L’unione fa la forza, mai ci fu detto più azzeccato.


Grazie alla condivisione abbiamo faticato di meno nel farci conoscere, dividendoci compiti e oneri e trasformando il lancio della nostra attività in un gioco.

Nascono così anche il logo e il nome dello studio, da un gioco.

Cecilia e Bernadette a lavoro

Il nostro percorso non è stato poi privo di intoppi (capirai tutte donne e tutte amiche) ma l’amore e il senso di appartenenza ad Arturo è stato più forte e abbiamo deciso di continuare a lavorare insieme anche quando abbiamo lasciato lo studio ed una di noi ha cambiato città.

Ora il nostro passato, proprio quei momenti di gioia e fatica, questi anni di intenso lavoro ci tengono unite più che mai e Arturo è diventato una necessità, il nome comune sotto il quale amiamo essere riconosciute.


Ognuna di noi continua con il suo lavoro e le proprie peculiarità.

Per esempio io (Cecilia) mi porto dietro una discreta esperienza con i bambini, con cui ho iniziato a lavorare mentre studiavo e che spesso condivido con Bernadette.


E’ cresciuta in me la passione della stampa artigianale, quella spensierata e senza regole, che aiuta a farmi sentire libera come una bambina e nel contempo, grazie al lavoro di gruppo ho scoperto di avere una propensione ad organizzare eventi e la passione per l'insegnamento, che mi danno la possibilità di conoscere persone nuove, creare legami ed uscire ogni tanto dalla solitudine dell’illustratore chino sulla scrivania.


  • L’incisione, la xilografia in particolare, è una tecnica antichissima, pare che i primi esempi documentati risalgano, in Egitto e in Cina, al VII secolo a.C. (per non parlare dell’acquaforte, che affondale sue radici negli studi alchemici del Parmigianino!) È un’eredità storica che si respira negli odori degli inchiostri, nella solidità dei materiali e che torna in vita ad ogni giro del torchio: come si integra una tecnica del genere nel mondo digitale in cui siamo oggi, come si può comunicare con un linguaggio così antico e concreto in un mondo moderno e sempre più “virtuale”?


Mi piace questa tua visione dell’eredità storica che torna in vita tra i giri del torchio!

Da quel che ho potuto vedere nel corso di questi anni, proprio mentre si va verso un mondo sempre più virtuale, le persone, professionisti del nostro settore e non, hanno come una sorta di bisogno di ritrovare quell’autenticità, quel tempo prezioso da dedicare all’artigianalità, alla manualità, cose che l’incisione e la stampa possono regalare.


Sorpassando la visione sminuente che vede il ritorno in auge della stampa artigianale solo come una moda, è per noi invece un piacere, per gli occhi e per l’anima, sapere che questa tecnica abbia affascinato un pubblico così vasto ed eterogeneo.


Molti disegnatori oggi riproducono l’effetto stampato anche al computer, spesso viene chiesto anche a noi di farlo, e penso che questo sia un altro segno chiaro di come questa ricerca di autenticità tipica della stampa artigianale abbia contaminato anche l’universo digitale. La riproduzione digitale è solo un esempio di come questo movimento abbia abbracciato molti linguaggi visivi, passando anche per una macchina che con un torchio o un tirabozze non ha in comune neanche una rotella.


Mi incuriosisce vedere come le persone raccolgano questa esperienza per farla propria e riutilizzarla come meglio credono. Speriamo ce ne siano sempre di più che continuino ad avere interesse nell’incisione e nelle tecniche di stampa. Come il lavoro che per esempio fa Anonima Impressori, che oltre a mantenere viva la tradizione della stampa tipografica, ha la missione di salvare e recuperare innumerevoli caratteri tipografici da collanine e ferma carte di “design”.


Speriamo anche che tutti quelli che amano questo ramo artistico siano sempre disponibili a condividere questo sapere con noi e con chiunque altro, creando una rete di collaborazione e contaminazione. Questa sarebbe la vera chiave di lettura moderna da attribuire ad un’arte che ha sempre richiesto una certa specializzazione ma che può essere anche praticata da chiunque e resa più popolare attraverso i giusti mezzi.


  • Dall’incisione su legno, all’incisione su linoleum, ai timbri. Qual è il percorso, come ci si arriva e cos’è che impareremo durante il nostro corso?


Nonostante il risultato di una stampa linoleografica sia simile a quella di un’incisione su legno, la strada per arrivarci è leggermente differente, a partire dagli strumenti.

E’ importante imparare almeno le basi chiamiamole “accademiche” dell’incisione, per poterle poi stravolgere e per sfruttare le innumerevoli sorprese che questa tecnica può regalare, utilizzando le matrici come meglio si crede.


L’incisione su gomma in generale ha i suoi limiti e le sue regole ma risiede proprio qui il suo potenziale creativo. Tutto sta nel trovare la propria strada e di conseguenza sperimentare, sbagliare e lasciarsi guidare da questa tecnica.


Noi per esempio abbiamo fatto dell’errore di stampa uno dei nostri capisaldi, a partire dai primi workshop che abbiamo chiamato proprio “incidenti di stampa”.


L’incisione di timbri parte quindi da una tecnica che affonda le sue radici in anni di storia, ma è sorprendente scoprire quanti altri oggetti, gesti o addirittura cibi possano lasciare quell’ impronta da noi tanto amata.


Il timbro ha la forza poi di poter essere creato e stampato praticamente ovunque e da chiunque, con pochi strumenti, economici e facilmente reperibili a differenza dell’incisione che è decisamente più complessa e costosa.


Quello quindi che noi andremmo a fare durante il corso sarà imparare alcune basi dell’incisione, farci amicizia, dimenticarcele per poi riprenderle e contaminarle con qualsiasi cosa ci venga in mente.


  • Immagino che le possibili applicazioni e declinazioni dell’utilizzo dei timbri artigianali siano pressoché infinite: qual è la vostra preferita in particolare e perché?


Dici bene, i timbri hanno un potere infinito, noi ancora oggi scopriamo nuove tecniche e modi per crearli ed applicarli.


Siamo partite utilizzandoli per decorare tessuti e vestiti. Con lo stesso piccolo oggetto trovato in un cassetto

puoi far rinascere una vecchia gonna e volendo anche la parete della tua stanza e già che ci siamo che non lo personalizzi quel bel comodino lì nell’angolo?


Un fascino particolare ce l’ha la semplice ripetizione, legata più che mai al concetto di matrice o cliché. Dà una soddisfazione goduriosa ripetere la stessa piccola impronta più volte, magari in colori diversi e vedere come con un piccolo tappo di sughero puoi personalizzare carta, stoffa e muri.


Abbiamo visto che negli anni questa cosa attirava veramente molte persone, anche chi non disegna affatto, forse perché con un piccolo oggetto, veloce da realizzare, si può creare un’emozione. Passare la matrice sul tampone colorato, premerla sul foglio senza sapere bene cosa succederà e poi la sorpresa che si ha quando si solleva il timbro e si vede il risultato…Questa serie di azioni solitamente si conclude sempre con un “ooooh!”


Direi quindi che già il titolo del workshop, TIMBRI E-MOTIVI, rende chiaro questo concetto, quel gesto ripetitivo, che seppur molto semplice, ci regala sempre grandi soddisfazioni e a volte diciamolo, ci commuove proprio!

  • Bene, per finire, visto che siamo curiosi, raccontateci un episodio buffo, assurdo o divertente legato allo Studio Arturo!


Uno? Ehehe, abbiamo materiale per una saga di cose assurde!

Potremmo anche sorpassare cose come clienti sconosciuti che chiamano chiedendo del Signor Arturo per

impaginare una foto nell’ovalino di una lapide o che ci chiedono di riprodurre dei falsi o tutti i personaggi veramente assurdi che si possono incontrare aprendo le porte del proprio studio…


Ne seleziono però una in particolare: eravamo in treno, di rientro dall’esposizione della Commedia di Arturo a Salerno presso lo Studio 21. Eravamo partite da circa 20 minuti quando abbiamo sentito un tonfo seguito da un gran rumore sferragliante ed il treno si è fermato. Lì per lì ci siamo fatte due risate, facendo congetture sull’accaduto: “vi immaginate? Ora arrivano i predoni dei binari e ci rapinano come nel Far West! Ahah!”. Beh, come non detto, era successo proprio quello.


Avevano messo qualcosa sui binari per fermare il treno e noi avevamo scampato per poco il deragliamento. Il treno fermo dietro di noi fu derubato e il nostro rimase fermo per ore, in attesa della locomotiva che ci avrebbe dovuto trainare fino a Napoli per poi cambiare treno.


Alla fine siamo arrivate a Roma alle 4 del mattino, invece che alle 19 come doveva essere.


Durante questo viaggio della speranza, nella noia più totale, abbiamo giocato a nomi-cose-città, ma con una piccola variante macabra, ispirazione dettata forse dalle circostanze, cercando “modi di morire”.


Una signora che era capitata nel nostro scompartimento si unì al gioco e la cosa buffa è che continuò a pensare a modi di morire anche dopo che le nostre teste avevano iniziato a ciondolare dal sonno.


Ah ecco! Me n’è venuto in mente uno con la S. Strangolato, morto Strangolato”.


Grazie signora, non ti dimenticheremo mai.

Bene, chi è pronto allora per un assalto alla diligenz...Emh...Per iniziare a incidere e stampare timbri su qualunque cosa (treni compresi)? L'appuntamento è per i prossimi il 27 e 28 Giugno, a Bologna, presso Modo Infoshop: info e iscrizioni info@modoinfoshop.com tel: 0515871012 A presto!!

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