IMAGO in fiera: Festival di animazione di Annecy 2015

Diamo il benvenuto oggi su IMAGOblog ad un'inviata super speciale: Giulia Tolino, che ci racconta la sua esperienza al festival internazionale di Animazione di Annecy 2015, con tanto di foto e video dell'evento: buona lettura!

Parlare del Festival international du film d’animation d’Annecy non è semplice, potrei limitarmi a descrivere tecnicamente come è organizzato l’evento, ma non renderei giustizia alle sensazioni che questo festival dà, legate intrinsecamente alla città, ai riti del festival stesso e al senso di appartenenza che si genera in una sala piena di professionisti, ma ancor di più fan, dell’animazione durante una proiezione. Per chi non ne avesse mai sentito parlare o avesse solo informazioni confuse farò una brevissima parentesi iniziale per descrivere cos’è e com’è strutturato:

Il Festival di Annecy nasce negli anni ’60 ed è diventato, ad oggi, il festival di animazione più importante d’Europa, se non del mondo (rivaleggia con il CTN di Los Angeles, a cui però non sono ancora andata, quindi non posso stabilire un vincitore morale). Il festival è diviso in tre macrosezioni: le proiezioni, i meetings e il MIFA.


Come qualsiasi festival, buona parte delle proiezioni sono lungometraggi o cortometraggi in competizione, divisi nelle categorie “Feature films”, “Short films”, “Tv and commissioned films”, “Graduation films”. Oltre a questi, fuori competizione, si aggiungono gli “Screening events”, in cui vengono presentati film in anteprima e gli “Open-air screenings”, proiettati in vari luoghi della città la sera (perché un vero fan dell’animazione dopo aver visto 5 o 6 ore di proiezioni di giorno, la sera per distrarsi…ne vede un’altra!).


I meetings sono conferenze, work in progress, making of, insomma, sono l’occasione di approfondire e accedere attraverso i racconti di registi e altri addetti ai lavori a quello che sta dietro la realizzazione di un film d’animazione.


Il MIFA (marché international du film d’animation) è, come dice il nome, il mercato in cui si incontrano i professionisti. Fisicamente è un padiglione con gli stand dei vari studi, un po’ come una piccola Fiera di Bologna (per chi la conosce), ma le sue attività comprendono i MIFA pitches, spazio per presentare progetti indipendenti ai distributori e produttori, oppure i MIFA recruitments, dove si può avere la possibilità di fare colloqui di lavoro con gli studi di animazione. Per gli studenti il padiglione del MIFA è più un posto da saccheggiare in cerca di gadgets.


Non tutti possono accedere a tutto, dipende dal tipo di biglietto che scegliete di fare: più accessi avrete, più spenderete. Una volta scelto il biglietto, sul sito di Annecy entrerete nel vostro network, che serve per gestire le prenotazioni degli eventi, le candidature per le offerte di lavoro e per le votazioni dei lungometraggi e cortometraggi in gara.


La doverosa premessa è finita, è ora di parlare del festival di quest’anno. Poiché il viaggio è abbastanza lungo e stancante e il festival lo è ancora di più, quest’anno la mia fida compare e io, abbiamo deciso di andare un giorno in anticipo, in modo da ricaricare le energie ed essere pronte per il festival. Tralasciando le solite disfunzioni dei servizi ferroviari francesi (l’anno scorso uno sciopero, quest’anno un albero caduto sui binari), lo spettacolo che ci ha accolto la domenica prima del festival è stato quello di un set di classico Disney.

La cittadina medievale, il cielo blu con le nuvole come zucchero filato, persone che passeggiavano nel parco con cani scodinzolanti uguali a loro (abbiamo sospettato che fossero comparse), l’orchestra di fronte al lago che suona le colonne sonore dei cartoni più famosi, da Lupin ai Griffin. Uno scenario così idilliaco da sembrare finto.


Già dalla domenica si può ritirare presso il padiglione adibito il proprio badge, che permette di accedere ai vari eventi e un paio di chili di riviste dove consultare il programma completo, molto utile per chi, come gli studenti, non riesce a prenotare molte proiezioni prima che il festival inizi e quindi può decidere al momento se spostarsi in un luogo o nell’altro della città.


Poi arriva il lunedì e il festival comincia. Il nostro, quest’anno cominciava alla grande, con il making

of di The Book of Life, il primo di molti, a dire la verità e, quasi mi dispiace dirlo, ma gli americani regnano sovrani anche in questo campo. In tutte le conferenze a cui abbiamo assistito, da quella di Gutierrez passando per il making of dei Peanuts alla super presentazione di Zootopia dei registi della Disney, hanno avuto la capacità di illustrare aspetti tecnici della realizzazione del film intervallandoli con racconti di episodi divertenti per mantenere il pubblico attento. Come se la capacità di orchestrare lo storytelling nel film si adeguasse anche a una presentazione di un’ora. Lo stesso non si può dire per le conferenze tenute da registi o artisti di altri paesi: dopo settimane di aspettativa per la conferenza di The Boy and the Beast, lungometraggio giapponese di prossima uscita, mi sono trovata a sonnecchiare completamente “lost in traslation” in un andirivieni che andava dal giapponese al francese al sussurrato inglese nelle cuffiette (prese per prova solo quel giorno) senza riuscire ad avere nessuna informazione degna di nota sul film.


Nel caso qualcuno sia rimasto scandalizzato dal mio accenno al sonnecchiamento, non siatelo. Durante le proiezioni ad Annecy è normale vedere gente che sonnecchia o dorme profondamente, in particolar modo durante gli shorts o i tv films. Quest’anno avendo seguito per lo più conferenze e screening events, io non ho avuto tempo per il mio, ehm, riposino di bellezza durante gli shorts, quindi sono crollata in altri momenti. Il festival è così stancante che io ho dormito anche prima dei colloqui e non mi vergogno a dirlo!


Prima avevo accennato alla presentazione di Zootopia, che merita una menzione speciale sia perché si prospetta un film straordinario che per la presentazione in sé: gli americani sono degli showman e pur di strappare una risata al pubblico i due registi si sono presentati vestiti da volpe e da coniglio, inneggiando all’urlo “LAPIN LAPIN” che risuona ogni anno ad Annecy.

(Poiché era proibitissimo fare fotografie e io avevo i “controllori” a pochi passi, ho trovato la foto di questa ragazza per condividere il momento con voi)


Che cos’è questa storia del lapin? Una tradizione, anzi forse LA tradizione più diffusa ad Annecy. Partiamo dall’inizio, come funziona una proiezione ad Annecy? Ovviamente si comincia con una fila. Se non avete la prenotazione la fila potrà variare dalla mezz’ora alle ore, anche due o tre per gli screenings events più importanti. Se avete la prenotazione al massimo mezz’ora. Una volta entrati e trovato posto l’attività più diffusa non è quella di spegnere il cellulare, bensì quella di cominciare a fare aeroplanini di carta da lanciare verso lo schermo. Nel caso il vostro aeroplano raggiunga lo schermo, vi sarete guadagnati l’applauso dell’intera platea.


Questo filmato è stato fatto l’anno scorso prima della proiezione di Dragon Trainer 2, in cui c’era più eccitazione che durante un derby calcistico:


Il lancio dell'eroplano di carta gigante ad Annecy 2014


La tradizione dell’aeroplanino è così conosciuta che per l’anteprima dei film dei Minion la produzione ha preparato per ogni seduta un kit di disturbo pre-proiezione con occhiali da Minion, aeroplanino, palloncino, maglietta e anche tictac che sono stati usati come maracas per inneggiare all’entrata dei registi e dei Minion stessi:


Una volta che tutti hanno raggiunto il loro posto, si comincia con i cortometraggi di introduzione. Sono solitamente due, quello ufficiale seguito da un altro a scelta fra due o tre. L’intro ufficiale di Annecy 2015 era un cortometraggio realizzato da Ankama, famosissimo studio di videogiochi e animazione francese, particolarmente celebrato quest’anno al festival per la presentazione in anteprima del primo lungometraggio di Dofus.

L'intro di Annecy 2015, realizzata dallo studio Ankama


Il secondo cortometraggio di quest’anno è stata una vera sorpresa, perché invece di alternare un paio di corti casualmente, ogni giorno è stato proiettato uno dei cinque gioiellini della Gobelins dedicato a donne importanti nel mondo dell’animazione (uno dei temi approfonditi in questo 2015): Alison De Vere, Evelyn Lambert, Claire Parker e Charlotte Reiniger e per ultima, riconosciuta non appena comparsa sullo schermo con un sospirato “Mary!”, Mary Blair.


Ed eccoci al nostro lapin, che in italiano significa coniglio. La storia narra che comparve sugli schermi del festival per la prima volta nel 1998 in questa intro tremenda e venne riproposto di nuovo l’anno successivo in una intro altrettanto brutta, in cui il coniglio reale veniva inserito in un’animazione 3d senza alcun motivo. Fu in quegli anni che si cominciò a urlare “LAPIN” ogni volta che il suddetto veniva avvistato nel corto. Se questo non dovesse bastare, per passare il tempo è uso fare versi di animali e il suono delle bolle che scoppiano quando le luci si spengono.


Gli aspetti folli del festival, però, non rimangono chiusi nelle sale: un’altra delle scene caratteristiche che si possono vedere nelle strade della città è la gente che corre.


L’organizzazione ogni tanto fa scherzetti divertenti come far coincidere la fine della proiezione di Inside Out con l’inizio della conferenza Frozen Fever/ Zootopia: potete immaginare le facce dei tranquilli villeggianti di Annecy quando le strade sono state invase un’orda di festivalieri maratoneti con gli occhi iniettati di sangue che avanzavano abbattendo ogni ostacolo per non perdersi l’evento. Tutto questo, ovviamente, porta all’inevitabile asfissiamento da fila: la puzza ad Annecy regna sovrana e le

file mettono a dura prova l’olfatto delle persone più pulite. Abbiamo ringraziato Odino per i primi due giorni di brutto tempo.


Non potendo recensire tutti i film del festival, mi soffermerò un secondo sul momento più toccante e sentito di quest’anno che è stato sicuramente la proiezione di The Thief and the Cobbler, film d’animazione dalla storia travagliatissima cominciata nel 1964 e mai finito e rilasciato nelle sale (per i curiosi, si trova anche su Youtube, ne vidi l’inizio almeno un anno fa, ma non so in che versione). Dopo cinquant’anni dalla sua nascita, per la prima volta il regista Richard Williams, al colmo dell’emozione, ha deciso di proiettarlo in una sala aperta al pubblico. E quest’ultimo ha ricambiato riempiendo la sala più grande del festival con 909 posti a sedere e regalando due standing ovations che sono valse più di qualsiasi premio alla carriera. In questo caso ho fatto il video (male perché ho comprato l’Ipad una settimana prima di partire e non sapevo ancora usarlo, scusate. Data la gravità della mia tendinite, per me è un traguardo non aver tremato tutto il tempo) e penso questa presentazione rimarrà un momento storico nella storia dell’animazione:


La presentazione di "The Thief and the Cobbler"


Per concludere vorrei solo dare un paio di consigli a chi non è mai andato ad Annecy e ci sta pensando per l’anno prossimo.


  • Prima di tutto dovete parlare o almeno capire l’inglese e/o il francese. Per forza. Un’intera settimana di film in inglese con sottotitoli in francese o viceversa o in addirittura in giapponese se non siete abituati, è veramente tosta e probabilmente snervate e demoralizzante.

  • Per quanto riguarda i colloqui, altro punto focale dell’evento, ci sono, ovviamente tre opzioni: non vi chiamano, vi chiamano, liste d’attesa.

  • Se non vi chiamano, mai farsi abbattere. Gli studi di animazione cercano una tale varietà di figure professionali che il più delle volte non è detto che non gli piaccia quello che fate, ma è possibile che per un motivo o per l’altro in quel momento non ne abbiano bisogno. Noi disegnatori italiani siamo abituati a confrontarci nelle fiere con editori di fumetti o libri d’illustrazione, ma bisogna tenere a mente che il campo dell’animazione ha un’ampiezza di figure professionali incredibile, quest’anno per esempio molti studi cercavano con urgenza artisti 3d lasciando addirittura aperte le submissions fino al giorno stesso del colloquio.

  • Se vi chiamano, allo stesso modo, potrete avere di fianco a voi uno spettro di persone che va dallo studente o al professionista che ha lavorato per i più grandi studi del mondo. Non fatevi intimorire, se vi hanno chiamato, avranno i loro motivi. Per fare un parallelismo, se vi è capitato di parlare con editori alla Fiera di Bologna…Ecco, non sarà niente del genere. Nessuno darà giudizi o esprimerà opinioni arbitrarie su quello che fate, i recruiters non sono lì per giudicare, ma per conoscervi, spiegarvi cosa gli interessa di quello che fate e quello che fanno loro.

  • Sempre se non vi chiamano, avete comunque la possibilità di farvi mettere in eventuali liste d’attesa, molte persone lo fanno. Tenete conto che alcuni studi fanno colloqui per tutto il giorno, vedendo anche 60 persone in un giorno…Pensate davvero che a fine giornata avrete davanti una persona così ben disposta verso di voi? Inoltre, avete davvero voglia di andare ogni mezz’ora a informarvi se il recruiter ha tempo per parlarvi o no? Se siete studenti in cerca di opinioni è probabilmente meglio presentare il portfolio agli studi che vi interessano al padiglione del MIFA.

  • Ultimo e fondamentale consiglio: tenete i rotoli dello scottex perché vi serviranno per metterci dentro le stampe durante il viaggio di ritorno sullo scrausissimo TGV.


Lapin a tutti!

Giulia



Giulia Tolino nasce a Sassuolo (MO) nel 1983. Si laurea a Roma in Storia dell’Arte contemporeanea e nel mentre studia fumetto. Attualmente lavora come game artist, legge qualsiasi libro le passi per le mani, beve un litro di té ogni mattina, guarda decine di serie tv contemporaneamente, ha una passione per i programmi tv trash, si prende cura delle sue piante e si rende ridicola facendo yoga. https://www.behance.net/giuliatolino http://giuliatolino.blogspot.it

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