Strani INKOntri: Il Barbagianni

Ciao a tutti!


Benvenuti nella terza puntata di "Strani INKOntri" la rubrica in cui biologia ed arte si uniscono. Come nelle puntata precedenti (polpo e panda minore) anche oggi descriveremo un animale dal punto di vista biologico e tra una descrizione e l'altra vi mostreremo come diversi artisti lo hanno interpretato.


Questa volta si impone, come si dice, un certo atteggiamento...Regia, luci soffuse...Grazie...Maestro mi può dare una tema noir e vagamente epicheggiante? Benissimo. Signore e signori ecco a voi:

il barbagianni.

Tyto alba by Kim Thompson



Il termine barbagianni in realtà racchiude in sè un po' tutta la famiglia dei Tytonidae, una delle due famiglie in cui sono divisi i rapaci notturni (gli altri, i gufi, le civette, gli allocchi etc. sono gli Strigidae). In particolare oggi ci riferiremo a quello più comune nelle nostre zone: il Tyto Alba.


Prima di tutto...Perchè Barbagianni? Che razza di nome per un animale così elegante! C'è una spiegazione etimologica ed una etnologica. Quella etimologica deriva dalle parole latine "barba" (ovvero barba) e "genae" che stava ad indicare le guance e quindi il "barbagenae" descriveva il tipico disco facciale bianco circondato da un perimetro di piume più scure.

Quella etnologica invece risale all'abitudine di molte popolazioni di non nominare direttamente animali considerati pericolosi (e vedremo che in molte culture il barbagianni era un simbolo di morte) per evitare di evocarli. Così si preferiva fare un giro di parole. Nel nostro caso, considerando che la parola deriva da dialetti dell'Italia settentrionale dove barba stava a significare "zio", si ipotizza che per ragioni superstizione ci si riferiva a lui come allo "zio Gianni" per via della somiglianza umana che gli conferisce il disco facciale.


Illustration by Kate Fitzpatrick



La specie Tyto alba è abbastanza cosmopolita ed è presente in tutti i continenti ad eccezione dell'Antartide e delle zone più desertiche. È un animale prevalentemente notturno e crepuscolare, formidabile cacciatore. Sono sempre stato affascinato dai rapaci notturni per la straordinaria evoluzione cui sono andati incontro ,che li ha portati a diventare dei principi della notte.

Prima di tutto i sensi: sono animali dalle spiccate capacità visive ed uditive. La loro vista è prevalentemente monocromatica per via della presenza di molti "bastoncelli" (cellule sensibili alla luce) e pochi "coni" (sensibili al colore) sulla retina. La loro straordinaria efficenza nel catturare anche la poca luce a disposizione di notte (luna, stelle) deriva da un bulbo oculare cilindrico con una spessa cornea. L'occhio è tenuto fermo da un anello sclerotico cartilagineo e non può ruotare come il nostro...E quindi con cosa se ne esce Madre Natura? Con un collo di 14 vertebre (quello dei mammiferi ne ha sempre 7) che permette alla testa una rotazione di 270°! Considerando un angolo di visione di 110° il nostro eroe può tranquillamente vedere a 360°. Inoltre la posizione frontale degli occhi gli consente una visione binoculare stereoscopica nella pozione frontale (larga circa 70°) conferendogli una ottima capacità di valutare distanza, movimento e posizione della preda.


Illustration by Taylor Rose

Essendo comunque la notte non propriamente il momento migliore per far affidamento sulle proprie capacità visive, lo "zio", come moltissimi suoi parenti Strigiformi, possiede anche un efficientissimo sistema uditivo. Il disco facciale che lo rende così elegante ed inquietante ha la funzione di convogliare le onde sonore verso i larghi fori auricolari protetti da un lembo di pelle.

In alcune specie, tra cui il barbagianni, questi fori sono disposti in maniera asimmetrica rispetto all'asse mediano del viso, uno posto un po' più avanti e uno più indietro in modo da poter "calcolare" in base al ritardo nella percezione la posizione esatta della preda.



Illustration by Sarah Petkus




Ma c'è un'altro problema che devono superare questi animali se voglio portare a casa la pappa...NON farsi sentire a loro volta dalle prede! Mentre molti rapaci diurni possono permettersi di volare alti in cielo e piombare sulla preda a grande velocità senza dare loro il tempo quasi di accorgersene, di notte questa strategia non è molto remunerativa. Meglio appostarsi su un ramo, ascoltare e calarsi sulla preda da una distanza minore. Ora quando, chessò, un piccione spicca il volo, sentite chiaramente il fruscìo delle ali che sbattono. Immaginate se lo stesso rumore lo facesse un rapace notturno per cacciare: la preda (in genere un piccolo roditore) lo sentirebbe subito e scapperebbe. Questo ha portato a "premiare" evolutivamente una struttura delle piume "felpata" in grado di diminuire drasticamente le turbolenze dell'aria. Questo conferisce loro un volo quasi del tutto silenzioso. Godetevi lo spettacolo di questo video:


The silent flight of an owl - Natural World: Super Powered Owls Preview - BBC Two

Sono animali moderatamente territoriali e molto sedentari. Possono eleggere un territorio (di qualche chilometro quadrato) e stabilisi lì per diversi anni. Non costruiscono un nido ma si appropriano di anfratti e buchi presenti in vecchi tronchi, rocce e nelle zone rurali dentro fienili, chiese o vecchie case. Da qui il nome inglese "Barn Owl" appunto gufo dei granai. Sono animali monogami e tendono a rimanere con lo stesso partner per tutta la vita. Partoriscono diversi cuccioli con un tasso di mortalità infantile molto elevato e un veloce sviluppo (tipica strategia riproduttiva cosidetta "r-orientata"). In genere sopravvive fino all'età adulta solo un terzo dei piccoli, ma una volta adulti il tasso di mortalità scende molto. In natura vivono pochi anni (in media 4-5), con picchi che arrivano a 10, mentre in cattività possono raggiungere anche i 20-22 anni. Hanno un vasto repertorio comunicativo sia posturale che vocale che usano per comunicare, corteggiare o minacciare.


Illustration by Nolan Stacey


Essendo una creatura notturna, incline a vivere in zone antropizzate e con un verso abbastanza inquietante questo uccello è protagonista di innumerevoli leggende e credenze. In generale la reputazione "sovrannaturale" relativa ai barbagianni (e più in generale ai rapaci notturni) si divide tra quella di "animale saggio" e quela di "iettatore - demone". In alcune zone della Spagna ad esempio, data la sua abitudine a rifugiarsi nelle chiese e palesarsi di notte, veniva considerato ladro di luce e alleato del diavolo e spesso veniva ucciso e appeso alle porte per allontanarne lo spirito malvagio. Nelle culture native Americane era annunciatore di morte e si diceva che un enorme gufo chiamato Hin-Han presidiasse le porte dell'universo giudicando le anime dei morti per far loro incontrare o meno il Grande Spirito. Nelle civiltà Greco-Romane era simbolo di saggezza e messaggero degli dei. Insomma ce n'è per tutti i gusti.


Oggi il nostro amico è ben rappresentato numericamente, ma risulta molto spesso vittima indiretta di avvelenamento da pesticidi e ratticidi o centrali eoliche e il suo numero sta decrescendo...Quindi in campana!


Illustration by Rozenn Grosjean

E anche per oggi abbiamo finito! Come sempre spero di avervi incuriosito e ispirato: con questo bellissimo animale le storie vengono fuori quasi da sole!


A proposito di storie..consiglio a tutti la lettura del bellissimo romanzo di Martin Hocke: L'Antico Regno del Silenzio. Si tratta di una favola epica con protagonisti proprio dei barbagianni!


A presto!



Edoardo

Edoardo Velli nasce a Cesena nel 1984.

Naturalista di formazione, è da sempre appassionato d'arte e illustrazione e fin da bambino non ha mai smesso di dilettarsi nel disegno fino a fondere le due passioni. Oggi è dottore di ricerca in genetica ed ecologia animale e quando smette di studiare l'animale in carne ed ossa non vede l'ora di immortalarlo sul foglio con la matita. sito personale:

http://edoardovelli.carbonmade.com/




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